
Lettera ad un amico
Dissertazioni d'amore
(Terrorius)
Il figlio di Esculapio finì!
Non disse fandonie, non fellonerie, non gettò il fango dell'ipocrisia sulla verità: fù vero! Il grande amore cessò!!!
Molte pene d'amore il mio cuore soffrì, lo sterile stelo del mio bene per lei reciso con l'offesa. Il mio nobile animo ne sofferse cotanto che netta fu la decisione di abbandonarla.
Non fui come il cavaliere Tonino che molte offese patì ben più gravi e dololrose. Il mio ortgoglio ferito punì la presunzione di chi osò offenderlo.
Non più parole, o nobile amico. La libertà che sempre s'annida in ogni animo umano emerse prepotente.
Nuovi albori si dischiudono, nuove damigelle attendono i miei servigi e le mie "prestazioni"; io cerco disperatamente di fuggire il detumescente matrimonio, mentre il simulacro della pace con Giovanna m'incute timore e paura nel più profondo dell'anima. Io l'amai, ma nulla è più caro della propria libertà morale e fisica, spirituale e materiale come bene il grida dal Limbo, Catone Uticense.
Sono giorni tristi di solitudine e di vuoto, ma presto passeranno; anche il prode figlio di Esculapio che mi aiuta in questa tormentosa ricerca di me stesso il sape bene e ben l'intende. L'alba sorgerà ancora e ancora udrò il canto fastidioso del gallo cedrone, ancora il sole splenderà nella volta celeste e di esso si inebrierà la mia anima. Libero nacqui, vissi e il fui, e sono!!!
Non lasciarti irretire dalle magiche maglie dorate della nobildonna "Lada". Attento fratello, spesso sotto un cespo di more s'annida una serpe velenosa.
In ultimo ti invio la più recente similitudine che la mia mente possente partorì (rendo grazie agli dei che mi fecero partecipe di loro natura) e godrò se a te sarà grata (= gradita per i posteri):
"Le donne sono come i funghi, spuntano numerose e dopo i giorni di pioggia, ma van trattate con diffidenza e perizia; spesso quelle che all'occhio e al palato appaiono come le più gustose e le più appetitose, son velenose per il corpo"
O Talìa, o Euterpe sdegnosa, o muse tutte del Parnaso, infondete grazia, nobiltà e intelligenza nel corpo armonioso e divino di colei che condurrò agli altari.
Addio fratello, gli dei sono con noi, cosparso di immani fatiche è il nostro impervio cammino ma, ciononostante, gli dei sono con noi: nell'olimpo non assurse mai un eroe che non superò ardue imprese.