Lettera ad un amico

Historia

(Shan-Ton)

Personaggi ed interpreti

Ulisse     Sergio

Achille     Enzino

Carlo Magno     Giorgio

Caronte     Vito

I Dioscuri     Geppino e Maurizio

 

            Ma parliamo un pò di storia. La STORIA è maestra di vita, non dimenticarlo!

          A nobili gesta di eroi passati alla storia noi ci ispirammo e nella meditazione, quasi in "trance" vedemmo Ulisse l'astuto, Achille piè-veloce, Carlo Magno il possente, vagar su e giù per l'Acheronte, guardati con invidia da Caronte sdegnoso, umile barcaiolo fra tanti grandi che il mondo amò e ammirò nella gloria,

           Fu Ulisse per primo, ricordo, che parlò. Aveva un accento strano, tra il nuscano e il napoletano, uno sguardo tra il sarcastico e l'ingenuo; un paio di occhiali scendevano su un naso leggermente bruciacchiato (portava, forse, ancorail segno dell'incendio di Troia.

            E così andò a incominciare:

                        - " Vieni avanti, piromane! "

            A tali parole i miei occhi incrociarono quelli di Terrorius in un'espressione di stupore e paura, cercava di guardarsi attorno, vanamente cercando di capire chi fosse il piromane.

            Ma quegli continuò: 

                        - " Fingi di non capire, tizone vivente, ma la mia vendetta ti raggiungerà avunque, ti lapiderò, come una volta già il feci, ma con scarsi risultati. "

             Così parlò Ulisse e mugolando allontanossi rosso di rabbia sulle guence e sul naso.

          Il nostro viaggio continuava e una pace profonda regnava sulle rive del fiume. Ma ll'improvviso, un'accozzar di brandi e grida furibonde ruppero il silenzio e da un mucchio di cadaveri, velocisomo comparve un guerriero dal fisico possente, dal tallone delicato. Aveva un grande naso che troneggiava sulla fronte.

                      - " La mia vita -cominciò- fu un completo fallimento! Non la spada da bambino sognai ma l'arte, la pittura, il disegno. Qusto credevo mi avrebbe reso celebre, come Fidia, presso i posteri ma il destino crudele volle che io fossi costretto alle arti militari, per amor della patria. Da questa terra infuocata, bagnata dal sangue di coloro cui toccò in sorte d'essere falciati dalla furia della mia spada, imploro gli dei affinchè mi restituiscano alla mia vita di artista. Il mondo ha bisogno del mio pennello, non della mia spada "

              E sdegnoso allontanossi, veloce come il vento di tramontana.

            Ma ecco all'improvviso apparire un essere gigantesco, mostruoso, al paragone un animale preistorico era più attraente. Agitando le immani braccia, fece rombombare la sua voce:

                              - " Sono Carlo Magno, colui che ripudiò la sua bella perchè invaghito di una donna meschina che sempre mi respinse. Sbagliai, lo ammetto, e me ne pento. O Ermengarda, perdonami, l'amor mi travolse in passione, la mia mente colpita dal furor della lussuria vagò per molto tempo e quì nell'Averno fermossi a pagare il fio delle sue scelleratezze. "

              Così tuonò e cadde al suol "come corpo morto cade" mentre un uragano violento si abbattè con rabbia sì che cercammo riparo sulla barca (coperta) del guardiano Caronte.

              Questi, gentilmente, ci invitò a sedere e anche lui, come tutti gli altri, volle raccontarci la sua storia.

                 - " Mi chiamo Caronte -disse- sono l'umile, il brutto, come dicono Ulisse, Carlo Magno, Achille e tanti altri eroi. Il mio compito è quello di guardare i grandi e servirli nelle necessità. Ammetto con tutto il cuore che sono invidioso del loro nome e delle imprese che sono riusciti a compiere, mentre io non sono stato capace che di guardarmi allo specchio e gridare al cielo la mia bruttezza! Perchè mai la natura fu così ingiusta non volendo dotare me neppure della metà del coraggio, del valore, della nobiltà, della bellezza che invece ha così abbondantemente elargito a questi grandi?

Questo è il mio dramma nè posso consolarmi con il fatto che ogni giorno esco dall?Averno per andare a lavorare ora alla "Castor" ora alla "Fiat". Anzi, ciò mi affligge ancora di più.

Un giorno, spero, diventerò anch'io uno di loro, anche se nell'intimo sento che resterò sempre lo stesso, cioè Caronte, il guardiano dell'Averno, l'uomo che nella sua mediocrità cerca la gloria, un posto onorato nel taccuino della celebrità, nel giudizio imponderabile dei posteri.

E voi non siete da meno degli Achille, Ulisse,  ecc. Già vi vedo nell'Olimpo banchettare con glidei; vi chiameranno i Dioscuri, sarete figli di Giove, nostro padre supremo. Amerete la giustizia, la pace, renderete felici gli uomini che vi tenderanno pietosi la mano o si getteranno "bocconi" ai vostri piedi.

Nella vostra gloria vi ricorderete di me, penserete che mai un uomo predisse il futuro con tanta chiarezza com'io il feci, per bontà degli dei. Allora, forse, anch'io, per bontà vostra, avrò un piccolo ma onorato posto alla corte degli dei, se mai vivrò finchè la vostra gloria sarà palese a tutti gli uomini. "

                Così finì.

                Intanto l'uragano era cessato e, passata la notte, già le prime luci dell'alba riaffioravano all'orizzonte preannunciando il sole maestoso.

                Un nuovo giorno cominciava, altre imprese ci attendevano, la STORIA, almeno per una volta, incrociò la nostra strada sul suo cammino: fu il primo nostro grande appuntamento con ESSA!